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La leggenda vuole che Mariana Mantovana abbia preso
il nome da Caio Mario, in onore della sua vittoria
sui Cimbri ottenuta tra Verona e Mantova. Non si
sono trovate tracce di Mario ma il territorio di
Mariana Mantovana è probabilmente fra quelli
distribuiti ai legionari nel corso della
centuriazione della pianura mantovana operata a
favore dei veterani romani nel I secolo prima
dell'era comune. Bisogna attendere l'anno 1111 per
trovare la prima citazione di Mariana Mantovana: in
quest'anno il Conte Alberto di Mariana Mantovana è
testimone dell'investitura dell'abate Pietro del
Monastero della Gironda. Per alcuni secoli le
vicende del Borgo seguirono quelle di Brescia al cui
territorio il contado apparteneva e della cui
diocesi faceva parte la parrocchia. Dopo la
scomparsa dei Conti di Mariana Mantovana il comune
di Brescia concesse Mariana Mantovana in feudo alla
famiglia Sali di Brescia. I Sali conservarono il
feudo sino all'inizio del 1400 quando una parte
venne concessa a Carlo, Conte di Prato dichiarato
poi decaduto per aver parteggiato per Mantova nel
corso di una delle tante guerre che investirono
questa zona di confine tra i due stati.
Non ci sono notizie certe di Mariana Mantovana per
un lungo periodo, ma probabilmente le sue vicende
furono influenzata dagli eventi di Brescia contesa a
lungo tra i Visconti di Milano e la Repubblica di
Venezia. Nel 1427 Asola, il principale centro del
territorio, passò sotto il dominio di Mantova, ma un
insurrezione popolare cacciò le milizie gonzaghesche
e la comunità decise di darsi spontaneamente alla
Repubblica veneta. I tentativi di Venezia di
assoggettare anche i borghi limitrofi portarono a
una lunga controversia con Mantova per la
delimitazione dei confini. Dopo una serie conflitti
le parti affidarono il compito di arbitro a
Francesco Sforza, che divise il territorio marianese
in due settori: la Rocca di Mariana Mantovana, con
parte della contrada, restò con i Gonzaga, il resto
andò alla Repubblica di San Marco. E' da allora che
si aggiunse a Mariana Mantovana l'aggettivo
Mantovana, per distinguerla dalla porzione presa dai
veneziani.
Mariana Mantovana divenne dunque terra di confine
tra due Stati che, tranne in momenti particolari,
conservarono buone relazioni e quindi non
necessitavano di apparati difensivi rilevanti. Non
per questo la rocca venne trascurata. Era un recinto
di potenti mura, circondato da un ampio fossato, con
un'alta torre di avvistamento di pianta quadrata
coronata da tre merli per lato. A lato della torre
si trovavano l'ingresso carraio con ponte levatoio e
la posterula pedonale; a destra dell'ingresso, sotto
l'arco, una lapide in marmo con leone rampante e le
scritte MCCCCLXVI e IACOBUS. D. E. FRAHONO ricorda
un capitano del castello che smessa l'armatura si
stabilì nel paese. La data del 1466 può essere
collegata a Ludovico, secondo Marchese (1444-1478)
che si avvalse dell'abilità di Giovanni da Padova
per dotare la rocca di Mariana Mantovana di un
sistema difensivo idoneo anche a sopportare i tiri
delle bombarde. La zona di muratura non interessata
dalla torre era coronata da merli ghibellini, alcuni
dotati di feritoie verticali mentre nella torre
all'altezza dei merli suddetti, verso sinistra, si
apre una feritoia orizzontale. All'interno della
rocca vi erano poche abitazioni, probabilmente la
residenza del comandante della guarnigione ed i
locali per ospitare soldati, cavalli e forse il
deposito delle derrate. la popolazione abitava
all'esterno e veniva ospitata all'interno della
rocca solo in caso di pericolo. Notizie sulle
strutture difensive di Mariana Mantovana appaiono
anche nelle lettere inviate al Marchese da Giorgione
di Guastalla, altro architetto militare al servizio
dei Gonzaga, in cui si parla dei lavori iniziati per
rafforzare la rocca che risultava dotata di
rivellino, pilastri e sostegni. Attualmente la
maggior parte della rocca è stata demolita e si
conservano solo la grande torre (che successivamente
è stata dotata di orologio) e l'ingresso con il
relativo tratto di mura.
Se sotto l'aspetto militare Mariana Mantovana non
assunse mai un ruolo rilevante, ben più consitente
doveva essere l'attività commerciale come si deduce
dalle lettere e petizioni inviate dai marianesi ai
Signori di Mantova, per avere la riconferma di
esenzioni e privilegi ottenuti in passato. Alla Fine
del Quattrocento venne aperto da alcuni ebrei un
banco per il prestito e il cambio di valute. Durante
il Cinquecento il borgo si arricchì di numerose
abitazioni di prestigio, e la comunità raggiunse un
discreto benessere,grazie anche alla presenza di
numerose famigli di nobili, per cui dal 1505 si
poteva permettere di mantenere un maestro per
l'educazione dei fanciulli sull'esempio della casa
gioiosa di Vittorino Da Feltre a Mantova. La
principale fonte di ricchezza doveva essere legata
al commercio di confine e alla dogana, cui si
aggiungevano l'agricoltura e l'allevamento del baco
per produrre la seta, attività questa ben avviata se
alla fine del XVI secolo fu chiesto al Duca il
permesso di colmare le fosse della rocca per
piantarvi gelsi per pubblica utilità. La popolazione
era molto più numerosa dell'attuale, date le
attività che vi si svolgevano e le dimensioni del
borgo.
Per un lungo periodo mancano notizie di rilievo, a
parte i rinnovi dei privilegi sempre concessi dai
Signori di Mantova e le nomine dei parroci. La
guerra del 1630, e le conseguenti occupazione e
peste causarono danni notevoli e duraturi provocando
la decadenza delle attività economiche, visto che
negli archivi non si trovano più richieste per la
riconferma dei privilegi.
La guerra del 1630, e le conseguenti occupazione e
peste causarono danni notevoli e duraturi provocando
la decadenza delle attività economiche, visto che
negli archivi non si trovano più richieste per la
riconferma dei privilegi. Dopo l'occupazione
austriaca due avvenimenti caratterizzano la vita del
paese nel 1700: il passaggio della parrocchia sotto
la diocesi di Mantova ed la ridefinizione dei
confini del trattato di Vario, che diede al
territorio del comune l'assetto attuale.
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Fonte
http://www.comune.mariana.mn.it |
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