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CASTELBELFORTE

Stato:  Italia
Regione:  Lombardia
Provincia:  Mantova
Coordinate: 45°13′0″N 10°53′0″E / 45.21667, 10.88333
Superficie: 22 km²
Abitanti:
2.850  
Densità: 118 ab./km²
Comuni contigui: Bigarello, Erbè (VR), Roverbella, San Giorgio di Mantova, Sorgà (VR), Trevenzuolo (VR)
CAP: 46032
Pref. telefonico: 0376
Codice ISTAT: 020013
Codice catasto: C059 
Santo patrono: San Biagio 
Giorno festivo: 3 febbraio 
Uscendo da porta San Giorgio, fatti pochi chilometri sulla provincia che taglia Ghisiolo, si entra in Castelbelforte. Fin verso il 1100 gli annali parlano di poche case sperdute, abitate da pescatori e da gente dedita alla pastoria e al duro lavoro dei campi. Nel XII secolo esisteva già, uno e l'altro di là del torrente Essere che separa il paese, in due torrioni contesi in lunghe battaglie da veronesi e mantovani.
Questi ultimi, avuta la meglio, nel XIV secolo edificarono un castello attorno al quale si sviluppò poi la solida geometria dell'abitato che fu chiamato CASTELBONAFISSO. Il paese seguì le vicende del ducato mantovano per diversi secoli servendo come posto avanzato di difesa contro gli Scaligeri. I torrioni furono fortificati e ampliati a gli abitanti ebbero anche dei privilegi per i lodevoli servizi prestati in pace e in guerra per concessione dei governi della signoria di Mantova e della Repubblica di Venezia, fino al 1406. Degno di nota un documento del 1520 nel quale si fa memoria di come gli abitanti del luogo chiedessero un intervento diretto da parte del marchese di Mantova al fine di far fronte ai dissesti causati dai frequenti saccheggi bellici; nella supplica si parla di incursioni colpevoli di avere ridotto in condizioni talmente misere la popolazione da non poter nemmeno più sopperire alle spese delle cariche locali. Intanto Castelbonafisso aveva cambiato nome assumendo quello di "DUE CASTELLI", nome con il quale (in dialetto "CASTEI") il paecastelbelforte medioevose è conosciuto ancor oggi non solo in tutto il mantovano ma anche in tutto il territorio veronese. Dopo il 1680 cominciò a chiamarsi CASTELBELFORTE, ma solo nel 1850 questo nome diventò ufficiale. Proprio di questo ultimo periodo sono le più belle pagine della storia locale. Cominciamo con i primi cospiratori Basilicà, Bonisoli e Boselli. Quest'ultimo era un umile macellaio che recava ogni mattina ai congiurati di Belfiore gli ordini celati nelle stranghe del suo traballante biroccio. Il fatto però più colorito è quello che riporta allo scontro armato, nell'aprile del 1848 al CROSIL, posto alla periferia del paese. Gli austriaci, numerosi sul posto di confine fra la Lombardia ed il Veneto e sempre sul chi va là per focolai che preparavano la prima guerra di indipendenza, non usavano certe mezze misure contro la popolazione. Per un sopruso mal tollerato un giovane avvisò la colonna Mambrini, attestata vicino al Po e formata da volontari del nuovo corpo dei Bersaglieri. La colonna partì per la spedizione punitiva. Facevano parte dei volontari anche BIXIO e MAMELI e nella marcia di avvicinamento cerso Castelbelforte dove i "piumati" sconfissero poi gli oppressori, per la prima volta venne cantata la canzone gloriosa del giovane poeta-soldato passata poi alla storia come "INNO DI MAMELI". Quando nel 1859 la Lombardia ritornò all'Italia, Castelbelforte segnò il confine non di una provincia o di una regione, ma adirittura del Regno d'Italia. E chi doveva recarsi da un borgo all'altro doveva mettersi all'occhiello una speciale coccarda lascapassare essendo una parte del paese italiana e l'altra austriaca.
L'aquila bicipide sull'aia di corte Mandritto ricorda ancora l'assurdità di questi confini. Quelli che avrebbero dovuto essere i monumenti  più cari per i Castelbelfortesi non ci sono più. Il Castello gradatamente fu demolito per ricavare materiale edilizio e la Torre alta e massiccia fu abbattuta nel 1800 per scommessa, a colpi di cannone, da un presuntuoso signorotto del luogo. Un tempo il territorio era diviso in tre parrocchie. La prima, forse la più antica era quella di San Giorgio, soppressa nel 1700. La seconda era quella di San Paolo, di cui si conserva ancora il piccolo campanile, e la terza era dedicata a San Biagio. Nel 1856 l'accresciuta popolazione e l'unificazione delle tre parrocchie in un unica, quella di San Biagio, resero indispensabile la costruzione di una nuova Chiesa. Così un secolo fa venne edificata l'attuale Parrocchiale con una spasa di 470.000 fiorini austriaci. Oggi questa Parrocchia ha in cura più di 2700 anime, tante quanti sono gli abitanti di Castelbelforte, poichè il capoluogo è privo di frazioni (Alcide Azzoni) - Tratto dal volume: "Storia - Leggende e tradizioni dei paesi mantovani" di E. Terenziani Edizione l'Elicottero - 1954.

 

Fonte  http://www.comune.castelbelforte.mn.it

 

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