La
presenza dell'uomo nelle
isole formate dal Po e suoi
affluenti, Adda e Oglio, è
stata confermata
recentemente dai numerosi
rinvenimenti di reperti
attribuiti al Neolitico,
databili intorno al IV
millennio a.C. e ora
custoditi nel museo dedicato
al suo fondatore, Monsignor
Antonio Parazzi.
È a questo viadanese che si
deve la scoperta di vari
siti archeologici, sia
dell'Età del Bronzo, che del
periodo Romano.
Il territorio di Viadana,
parte integrante dell'agro
cremonese, conserva ancora
molte testimonianze
dell'antica centuriazione
romana, come lo stesso
orientamento della campagna:
14° NE/SO. Situato nella
diocesi di Cremona e nel
comitato di Brescia,
raggiunse l'unità
amministrativa nel secolo
XIV.
I Cavalcabò, consignori del
luogo, la cui giurisdizione
era stata conferita
dall'imperatore Federico I
il 30 luglio 1158, a metà
del Trecento emanarono degli
statuti che rimasero in
vigore fin agli inizi
dell'Ottocento.
Nel 1415 a seguito della
conquista di Gian Francesco
Gonzaga, Viadana si legò
definitivamente a Mantova
tranne che per un breve
periodo nel secolo XIX.
Nel tempo si ebbero anche
corrosioni ed alluvioni
causate dal Po e dall'Oglio,
che fecero scomparire intere
Ville, fino ad arrivare
all'attuale assetto
territoriale, di circa 102
Kmq, protetto da possenti
arginature anche di recente
rafforzate.
I fiumi furono anche vie di
comunicazione e di commerci
sviluppatesi specialmente
lungo l'asse del Po fino a
Venezia, a tal punto che
Viadana fu sede di un
Viceammiraglio nominato da
Mantova; non solo: una zona,
un tempo di proprietà della
famiglia Del Bon, che nella
città lagunare possedeva
immobili e attività
commerciali e industriali,
porta ancora il nome di
Villa del Veneziano.
L'8 aprile 1530, Carlo V
nell'insignire il Marchese
Federico II del titolo di
Duca, concesse che il
primogenito maschio si
fregiasse di quello di
marchese di Viadana,
elevando il territorio in
Marchesato autonomo,
distinto dal ducato di
Mantova.
Appartenendo al ramo
principale dei Gonzaga,
Viadana non ebbe zecca,
mantenne una certa autonomia
economica e per le
contrattazioni aveva una
propria valuta, pesi e
misure particolari.
La dominazione gonzaghesca
terminò il 23 luglio 1708,
quando l'Impero asburgico,
dichiarata decaduta la
gloriosa famiglia mantovana,
riprese possesso dei suoi
feudi.
Viadana fino al 1580 era
stata retta da un Podestà,
designato da Mantova, poi da
un Governatore; questi erano
coadiuvati nelle loro
funzioni da un Luogotenente,
di solito un viadanese
laureato in legge e da un
consiglio nominato, o Uomini
di Viadana, composto da 40
membri.
Il marchesato fu soppresso
definitivamente nel 1771 e
aggregato alla Lombardia
Austriaca. E a questa il
Comune appartenne, dopo le
parentesi francesi, fino
alla pace di Villafranca del
1859 in cui fu assegnato
alla Provincia di Cremona.
Il 1° luglio 1868 ritornò ad
essere mantovano.
Fra i cimeli della raccolta
di sfragistica del Museo
Civico spicca un sigillo
d'alta gerarchia dei
cavalieri di Altopascio,
raffigurante San Giacomo.
Ritrovato in zona, riporta
ai pellegrinaggi medievali e
alla probabile presenza di
un importante ospitale in
prossimità del Po che doveva
essere attraversato nei due
sensi per chi percorreva la
strada tedesca.
Testo di Luigi Cavatorta