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Stato: |
Italia |
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Regione: |
Lombardia |
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Provincia: |
Mantova |
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Coordinate: |
45°2′0″N
10°55′0″E
/
45.03333,
10.91667 |
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Altitudine: |
19 m
s.l.m. |
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Superficie: |
69
km² |
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Abitanti: |
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Densità: |
111 ab./km² |
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Frazioni: |
Bardelle
Camatta, Brede, Gorgo, Mirasole, Portiolo,
San Siro, Villa Garibaldi, Zovo |
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Comuni contigui: |
Bagnolo San Vito,
Borgoforte,
Moglia,
Motteggiana,
Pegognaga,
Quistello,
Sustinente |
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CAP: |
46027 |
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Pref.
telefonico: |
0376 |
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Codice
ISTAT: |
020055 |
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Codice
catasto: |
H771 |
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Class. sismica: |
zona 4
(sismicità irrilevante) |
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Class.
climatica: |
zona E, 2388
GG |
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Nome abitanti: |
sambenedettini |
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Santo patrono: |
San Benedetto |
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Le origini di San Benedetto Po risalgono ad un
passato molto lontano.Probabilmente esisteva, già in
epoca romana, un insediamento sull'isola di Polirone,
situata tra il fiume Po e il Lirone (così come in
altre zone delle sponde del Po). Quando nel 1007
Tedaldo di Canossa, nonno della contessa Matilde,
fondò il Monastero di Polirone, in queste terre non
rimanevano che pochissimi abitanti, riuniti attorno
ad una piccola chiesa dedicata a Santa Maria, San
Benedetto, San Michele arcangelo e San Pietro.Con la
fondazione del monastero, Tedaldo puntava a
controllare (non solo spiritualmente) l’intero
territorio e a garantire la navigazione sul fiume. I
monaci che si stabilirono in quest'isola, infatti,
furono impiegati per secoli nel consolidamento del
tratto mantovano del corso del Po al fine di
arginare i danni delle allora frequenti esondazioni.
In quel periodo il fiume non era regolato dagli
argini ma scorreva abbastanza liberamente per tutta
la pianura, distruggendo con i suoi straripamenti il
lavoro nei campi. Determinante fu il contributo di
Matilde di Canossa che nel 1077 donò l’abbazia a
Gregorio VII, il quale unì il complesso al monastero
di Cluny in Borgogna (facendo sì che fosse l’abate
del cenobio francese a nominare quello di Polirone)
aumentandone l’attività di miniatura, edificando
chiese e chiostri e ospitando personaggi illustri
come Sant’Anselmo da Baggio e Bonizone di Sutri.In
questo periodo il monastero si arricchì inoltre di
terre, di una rete di priorati dipendenti e di
monasteri aggregati, una sorta di Cluny dell’Italia
Settentrionale e quindi un centro fondamentale della
Riforma della Chiesa. Grazie a Guido Gonzaga (abate
commendatario del monastero, poi titolare della
prepositura) il Monastero entra nel 1420 nell'appena
costituita Congregazione di Santa Giustina di
Padova. Non si tratta solo di un cambiamento
religioso, ma di una vera e propria "renovatio"
nell’edilizia, nell’economia, nella cultura.Il
monastero assume la forma e la struttura che
conserva ancora oggi. Nello stesso periodo i monaci
ricoprono un ruolo attivo nelle riforme agrarie
dell’epoca, attuando opere di bonifica e mutando i
contratti con i coloni, obbligandoli a consegnare
loro un terzo del raccolto. Queste causarono forti
contrasti che caratterizzarono i rapporti tra i
contadini e il monastero nel secolo successivo.
All'inizio del XVI sec. Polirone diventa quindi un
centro intellettuale attivo, ospitando importanti
studi teologici e filosofici.Sempre in quegli anni,
Gregorio Cortese commissiona ad Antonio Allegri,
detto il Correggio, un'opera per il refettorio
monastico e a Giulio Romano il restauro e
l'ampliamento della chiesa della basilica abbaziale,
che si impreziosisce di decorazioni classicheggianti
e a grottesche.Nel Cinquecento l'abbazia raggiunge
quindi un eccezionale splendore, tanto che tra i
numerosi ospiti si contano personalità illustri
quali Martin Lutero, Paolo III, Giorgio Vasari,
Palladio e Torquato Tasso. È il 1609 quando una
rovinosa inondazione del Po provoca danni
incalcolabili, seguiti, vent'anni dopo, dai danni
perpetuati dagli eserciti stranieri. Nel corso della
conquista del ducato di Mantova, infatti, le truppe
imperiali rimasero nell’abbazia per circa due anni,
per poi lasciare il posto ai francesi che ne
proseguirono l’impoverimento. Nel corso della peste
del 1630, inoltre, si fu addirittura costretti,
nell'esiguo tentativo di arginare la crisi, a
vendere il corpo di Matilde di Canossa e di una
parte della prestigiosa biblioteca. Una seppur
modesta ripresa economica cominciò a intravedersi
nel XVIII secolo (quando il complesso era sotto il
controllo di austriaci e francesi), grazie all'opera
di due importanti personaggi: da una parte, Maria
Teresa cercò di accontentare le esigenze dei coloni,
ponendo così fine ad una secolare lotta fra i monaci
e i contadini, che nel 1519 aveva provocato
addirittura l'uccisione di Frà Bonaventura;
dall'altra, l'ultimo abate Mauro Mauri, cercò di far
fronte al rischio della soppressione promuovendo tra
il 1790 e il 1797 alcuni importanti
interventi.Vennero allora restaurati vari ambienti,
sistemati la biblioteca e l'archivio, arricchita la
pinacoteca con antiquaria e stampe e creata
un'Accademia letteraria al fine di evitare la
chiusura, prevista per quegli enti ecclesiastici che
non risultassero di pubblica utilità.Nonostante
l'impegno profuso, nel marzo del 1797, con l'arrivo
delle truppe napoleoniche, giunse la tanto temuta
soppressione e la vendita del patrimonio artistico
del complesso, che finì dunque per disperdersi, ad
eccezione di quello contenuto nella chiesa
abbaziale, che diventa di proprietà parrocchiale, e
dei preziosi manoscritti confluiti nella biblioteca
di Mantova. |
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Fonte
http://www.comune.san-benedetto-po.mn.it |
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