Situato sulla riva sinistra del
fiume Po, Pomponesco è stato da
sempre legato al fiume e alla
sua economia con la presenza di
un porto, di
mulini natanti, di
numerosi barcaioli e "uomini di
fiume".
Quando vi arrivarono i primi
abitatori, questo territorio
della Bassa era ancora una
grande palude dovuta al corso
libero del fiume Po, solcata da
terrazzi fluviali. Così quelle
prime genti si stanziarono sulle
isole boscose dando luogo a
terremare, costruendo capanne e
palafitte nell'acqua e vivendo
di caccia, di pesca, di rutta,
di radici, di erbe e di cereali
selvatici. Non è possibile
stabilire con certezza da dove
provenissero e a quale stirpe
appartenessero, comunque abbiamo
notizie di Liguri, di Etruschi,
di Galli Cenomani fino all'epoca
veramente storica, che è quella
romana dei primi secoli dopo
Cristo.
Provenienti dall'odierna Emilia,
allora assai progredita, i
Romani si stabilscono in queste
terre, già in parte arginate
dagli Etruschi, e fondano i
primi "praedioli",
piccoli caseggiati per le
coltivazioni agricole. Infatti
le prime notizie relative a
Pomponesco risalgono al II
secolo d.C. Le testimonianze
della presenza di una ricca e
nobile famiglia romana di nome
Pompea sono attestate dal
ritrovamento, verso al fine del
secoli XVI, di una lapide e di
un sarcofago con l'iscrizione 'POMPOEAE
CELERINAE Q.POMPEUS PRIMUS ET
POMPAEA TYMELAE D.PARENTES FIL
INCOPAR.M.VIXIT ANN XIX M.IX
D.V.ET SIBI VIVI FECER' ('I
genitori Quinto Pompeo Primo e
Pompea Timele vivi eressero
questa tomba con la protezione
degli dei alla incomparabile
figlia Pompea Celerina che visse
anni 19 mesi 9 giorni 5'),così
come riportato dal diario
settecentesco del sacerdote
Anselmo Brunelli. Questo
dimostra l'esistenza di una
dimora della famiglia, non certo
di un nucleo abitato; anche se è
ragionevole pensare che proprio
dalla famiglia Pompea derivi il
toponimo Pomponesco. Sempre
della medesima epoca sono i
ritrovamenti disseminati nelle
vicinanze del territorio di
Pomponesco (frammenti di
terracotte, anfore, monete) e
attualmente conservati presso il
museo "Antonio Parazzi" di
Viadana. In età longobarda,
intorno all'anno 1000,
Pomponesco passa sotto la
giurisdizione dei Monaci
benedettini di Leno, mentre in
un documento del 1077 risulta
dominata insieme a Viadana,
dagli Estensi Ugo e Folco, figli
di Alberto Azzo II, confermati
nel possesso del territorio
dall'imperatore Enrico IV; per
poi passare, nel 1145,
all'Episcopato di Cremona. In
quegli anni si moltiplicano gli
interventi riguardanti le
arginature del fiume Po e, più
in generale, la difesa dalle
inondazioni; fino alla
disastrosa inondazione del 1280,
che costringe i comuni di
Viadana, Pomponesco e Dosolo ad
approntare la costruzione del
cosiddetto "argine di dietro".
Inizia così l'accavallarsi su
Pomponesco delle dominazioni dei
Malaspina, dei Cavalcabò, dei
Persico, dei Bonacolsi, degli
Scaligeri, dei Visconti ed
infine dei Gonzaga. In
particolare nel 1339 i territori
passano in proprietà alla
famiglia Gonzaga di Mantova e
vengono retti da vicari, così
come le parrocchie che passano
sotto il controllo del Vescovo
di Mantova. Sempre nel 1339 il
vescovo di Mantova Gotifredo
comunica a Filippino Gonzaga
l'intenzione di ricostruire, in
un luogo più adatto, la chiesa
dei Sette Fratelli Martiri di
Pomponesco.
In quei tempi Pomponesco si
presenta come un paese
urbanisticamente disorganico:
gli abitanti, dispersi in
numerosi casolari, sono dediti
in particolare all'attività
agricola, alle tele e ai cordami
di canapa, alla concia delle
pelli e al piccolo artigianato.
A partire dalla morte del
marchese Ludovico II Gonzaga,
avvenuta nel 1478, Pomponesco
diventa, come le altre terre di
oltre Oglio, appannaggio dei
Gonzaga cadetti di Gazzuolo e
Bozzolo, entrando a far parte di
un "condominio signorile
marchionale".
Nel 1555, alla morte di Carlo II
Gonzaga che reggeva Bozzolo, San
Martino Dell'Argine e Marcaria,
Pomponesco è assegnata al suo
ultimogenito, il marchese Giulio
Cesare Gonzaga. L'arrivo nel
1579 del marchese permette a
Pomponesco un innegabile salto
di qualità. Nato nel 1552,
educato alle fastose corti di
Mantova e Spagna, principe del
Sacro Romano Impero, uomo del
Rinascimento attento alle opere
del più famoso cugino Vespasiano
signore di Sabbioneta, ben
deciso ad avere una sua corte
che uguagliasse quella dei
fratelli e dei cugini, Giulio
Cesare Gonzaga vuole trasformare
Pomponesco in una "città
ideale", anche se la planimetria
delle piazze e della residenza
del principe presenta più
analogie con le realizzazioni
urbanistiche di Gazzuolo e di
San Martino dell'Argine. Il
progetto coinvolge l'intero
paese che viene sconvolto e
riordinato secondo un preciso
disegno urbanistico: attorno al
castello a pianta esagonale, che
diventa la dimora del principe,
si sviluppa, simmetricamente, la
trama delle vie, delle piazze e
dei vari quartieri, il paese
vero e proprio, come ancor oggi
si è mantenuto.
Il progetto e la realizzazione
urbanistica di Pomponesco,
insieme ai servizi e ai denari
offerti all'imperatore Rodolfo
II, valgono a Giulio Cesare
Gonzaga il titolo di conte di
Pomponesco e l'elevazione,
conseguente, di questa terra in
contea. Degno di nota il fatto
che tra il 1580 e il 1593
Pomponesco ha perfino una sua
propria Zecca e batte moneta.
D'altro canto, questa intensa
vita signorile è stata resa
possibile solo gravando la
popolazione di tasse e
dissanguando le finanze del
piccolo Stato. Questa stagione
feconda, quindi, non dura a
lungo: nel 1593 il marchese si
trasferisce nella nuova Signoria
di Bozzolo e, lentamente,
Pomponesco decade e perde il suo
splendore. In quegli anni la
navigazione fluviale è in crisi
(tra le cause ricordiamo
l'infittirsi delle barriere
doganali e i ripetuti saccheggi
di truppe straniere) e
Pomponesco, che si era
attrezzata da tempo per la
gestione di questi traffici, ne
avverte subito le conseguenze.
Morto Giulio Cesare Gonzaga nel
1609, gli succede il nipote
Scipione che governa fino a
1670, quindi la Contea di
Pomponesco viene retta sino al
1708 da Delegati, Vicari e
Governatori della casa Gonzaga.
Tra il 1700 e il 1800 il
traffico fluviale e il commercio
delle granaglie favorisce
l'insediamento a Pomponesco di
una nutrita comunità ebraica, la
cui presenza è testimoniata
all'esistenza di signorili
dimore, dai resti dell'edificio
della sinagoga e dal cimitero,
ora chiuso, che accoglie le
spoglie della più importante
famiglia ebraica di Pomponesco:
la famiglia Cantoni da cui
emerse lo scrittore Alberto
Cantoni, ammirato e stimato da
Pirandello, suo amico, la cui
opera continua oggi ad essere
letta e studiata, per la sua
originalità ed il suo fine
umorismo..
Dopo la dominazione gonzaghesca,
che dura fino al 1708, il
territorio di Pomponesco passa
sotto il dominio austriaco fino
alle due guerre risorgimentali,
se escludiamo l'intervallo della
Repubblica Cisalpina e del Regno
Italico napoleonico. Pomponesco,
con le terre del distretto di
Viadana, passa alla provincia di
Cremona (visto che la città di
Mantova era rimasta
all'Austria), per poi tornare
sotto la giurisdizione di
Mantova nel 1866.
Dopo l'unità d'Italia, il paese
segue tutte le vicende, le
situazioni e le vicissitudini
storiche della nazione, incluse
le due guerre mondiali.